Una recensione (non mia) di Windows 7


Mi riferisco ad un articolo apparso su Repubblica.it e scritto da Ernesto Assante (link al suo blog su Repubblica.it). Sorvolando sulla grammatica (e in particolare la punteggiatura) dell’articolo, dà un punto di vista interessante di un prodotto che, per distiguersi dalle controparti opensource, si dà le arie da “out of the box”: tutto funziona subito, non bisogna smanettare per configurare il sistema (è “meno geek”, dice l’articolo). Nei fatti, lo stesso autore dell’articolo, che dà un “tranquillo 8” al sistema operativo della Microsoft, ha indivituato i seguenti problemi:

  • Impossibilità di preservare i propri dati salvo backup personale e le configurazioni del sistema e dei programmi (a meno di non sapere per filo e per segno dove sono salvati, il che, per un sistema Windows è un’impresa non da poco). L’upgrade da XP, sistema che la stessa Microsoft continua a commercializzare accanto a Vista, rendendolo di fatto competitore di quest’ultimo, non è consigliato. Esiste una possibilità di “virtualizzazione”, termine che ho il sospetto non sia stato capito appieno dall’autore dell’articolo, che dovrebbe preservare i dati personali, ma non si capisce che tecnica di virtualizzazione sia, né a che cosa serva virtualizzare un sistema che non si vuole più, togliendone funzionalità essenziali, solo per salvare qualche dato.
  • Errori pacchiani nel processo di installazione. L’incomprensibile necessità di Windows di riavviarsi più volte durante l’installazione ha bloccato ripetutamente il computer dell’autore.
  • Una ditta che si fregia di avere pieno supporto hardware garantito da tutti i produttori, non riconosce alcuni componenti: l’autore parla ad esempio del digitale terrestre e della scheda grafica non riconosciuta, lasciando intendere che questi siano solo alcuni problemi.

Se tutto ciò corrisponde a un 8, chissà che cosa darebbe l’autore a sistemi che, senza un solo dollaro a disposizione e con il supporto hardware che hanno GNU/Linux e altri sistemi aperti offrono out of the box, e dopo un’installazione grafica e piena d’aiuti durata solo mezz’ora, offrono un sistema che riconosce la maggior parte delle periferiche almeno sotto forma di periferiche generiche,  eventualmente con funzionalità ridotte; offrono ogni tipo di programma generico e anche più, completo di software per l’ufficio, la produzione grafica, la navigazione in Internet, la posta elettronica, la messaggistica, la crittografia, la programmazione, la multimedialità, l’intrattenimento,…; offrono una comunità d’aiuto che opera con una professionalità e una disponibilità che non esiste in tutto il mondo commerciale. E lo offrono senza chiedere un soldo in cambio.

Non vuole essere una crociata, la mia. A me il sistema Windows non dispiace del tutto. Ha degli evidenti problemi di sicurezza, problemi di cui io non mi voglio occupare; ha dei problemi dovuti all’eterogeneità del sistema, che tende a sporcarsi; ha tutta una serie di problemi di costruzione, quali la gestione della memoria. Ma lo preferisco a un sistema come MacOSX, con la sua ottusa inconfigurabilità. Mi chiedo solo come possa l’utente medio sottostare a delle regole così stupide dettate dalla Microsoft: senza alcuna reazione negativa, l’autore dell’articolo dice:

se si vogliono evitare fastidi, è quasi meglio pensare di cambiare computer e di prenderne direttamente uno nuovo con il nuovo sistema operativo già installato, si spendono più soldi ma si evitano un sacco di problemi.

Come si può pensare di cambiare computer solo per cambiare sistema operativo? Beh, forse non mi interessa.

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